La legge di bilancio 2026 e le altre novità fiscali di fine 2025

Il 2026, a palazzo Torriani, si è aperto con l’ormai tradizionale convegno dal titolo “La legge di bilancio 2026 e le altre novità fiscali di fine 2025” promosso da Confindustria Udine in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della provincia di Udine (ODCEC) e con l’Associazione Nazionale Tributaristi Italiani (ANTI), svoltosi giovedì 8 gennaio in presenza e da remoto per un totale complessivo di oltre 150 partecipanti.  

L’evento è stato aperto dall’indirizzo di saluto di Marcello Orsatti, responsabile Area Fisco di Confindustria Udine, e di Federica De Mattia, vicepresidente ODCEC. Sono quindi seguite le relazioni tecniche sui contenuti dei provvedimenti da parte di Silvia Pelizzo e Luca Lunelli, dottori commercialisti in Udine, e di Giovanni Sgura, ragioniere commercialista in Udine e Manzano.

L’esame parlamentare, rivelatosi a tratti molto articolato, ha visto l’approvazione di circa 350 emendamenti, che hanno integrato e modificato in più punti il DDL. Ciò ha comportato un lieve incremento degli impieghi, dai 18 miliardi di euro previsti inizialmente fino a 22 circa, proprio in conseguenza delle misure introdotte per recepire alcune delle proposte di Confindustria.

In occasione della presentazione del testo originario da parte del Governo, Confindustria aveva, infatti, rilevato come la Manovra non avesse la dimensione adeguata a rilanciare la competitività delle imprese, pur includendo alcuni interventi di rilievo a sostegno degli investimenti produttivi, quali il nuovo iperammortamento seppur limitato dall’assenza di una prospettiva pluriennale, indispensabile per incidere sulla propensione agli investimenti innovativi.

Inoltre, forti critiche erano state espresse su due misure fiscali, corrette poi nell’esame parlamentare, che disponevano, rispettivamente, un rilevante e asistematico inasprimento della tassazione dei dividendi infragruppo e una gravosa limitazione all’utilizzo di crediti di imposta agevolativi: misure che avrebbero compromesso, oltre che l’affidamento dei contribuenti, la certezza del diritto e l’equità impositiva, nonché la tenuta complessiva delle misure di incentivo disposte dalla stessa Manovra a favore delle imprese.

L’esame parlamentare ha risposto positivamente a queste istanze di Confindustria, accogliendone le proposte migliorative per le imprese con l’estensione dell’iperammortamento al 30 settembre 2028, il depotenziamento della norma sui dividendi e lo stralcio del divieto di compensazione dei crediti agevolativi.

Di conseguenza, pur in presenza di singoli interventi problematici, la fisionomia della Manovra che emerge dall’esame parlamentare è decisamente orientata al sostegno della competitività delle imprese e, più in generale, alla centralità dell’industria per la tenuta economico-sociale del Paese.

Vale la pena, tuttavia, evidenziare che le imprese attendono ulteriori certezze sulla definitiva copertura, con risorse adeguate, di tutte le istanze relative a investimenti del Piano 4.0 e 5.0.