Export della provincia di Udine: 2025 e prospettive

UDINE, 19 MARZO 2026 - Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat, nel 2025 le esportazioni della provincia di Udine si sono mantenute invariate (0,0%) rispetto al 2024, confermandosi a circa 7,14 miliardi di euro.

ANDAMENTO SETTORIALE

L’analisi per comparto evidenzia un quadro eterogeneo. Tra i principali contributi positivi alla dinamica dell’export provinciale si segnalano:

  • prodotti alimentari, in crescita del +6,2% (da 406,7 a 431,9 milioni di euro);
  • apparecchiature elettriche, che registrano un incremento significativo del +28,2% (da 329,6 a 422,4 milioni di euro);
  • articoli in gomma e materie plastiche, in aumento del +1,8% (da 329,9 a 336,0 milioni di euro).

Permangono, tuttavia, segnali di debolezza in alcuni comparti chiave del sistema manifatturiero locale. In particolare:

  • prodotti della metallurgia, in calo del -4,1% (da 1.899,4 a 1.822,1 milioni di euro);
  • macchinari, in flessione del -2,1% (da 1.645,6 a 1.610,6 milioni di euro);
  • mobili, in diminuzione del -6,5% (da 437,0 a 408,8 milioni di euro);
  • prodotti in metallo, in calo del -3,1% (da 548,2 a 531,1 milioni di euro);
  • prodotti chimici, che mostrano una dinamica pressoché stagnante (+0,9%), dopo la forte crescita dell’anno precedente.

Nel complesso, emerge una fase di riassestamento dell’export provinciale, con segnali di rafforzamento in alcuni comparti a maggiore dinamismo e una contemporanea contrazione in settori tradizionalmente trainanti.

DESTINAZIONI GEOGRAFICHE

Sotto il profilo geografico, si osserva:

  • una crescita delle esportazioni verso la Germania (+3,3%, da 1.062 a 1.097 milioni di euro), che si conferma primo mercato di destinazione, con un contributo rilevante della metallurgia;
  • una marcata contrazione verso gli Stati Uniti (-17%, da 668 a 554 milioni di euro), riconducibile in particolare alla riduzione delle vendite di macchinari (-13,7%) e mobili (-15,9%).

Germania e Stati Uniti si confermano comunque i principali partner commerciali della provincia. Tra gli altri mercati si rilevano andamenti differenziati: Francia (-0,3%), Austria (+8,0%), Spagna (-5,6%), Polonia (-18,9%), Repubblica Ceca (-3,9%), Croazia (+10,3%), Turchia (+11,7%), Slovenia (-4,5%) e Regno Unito (+6,3%).

PROSPETTIVE

Il quadro prospettico risulta caratterizzato da un’elevata incertezza, legata in primo luogo alle tensioni geopolitiche internazionali. In particolare, l’evoluzione del conflitto nell’area del Golfo rappresenta un fattore di rischio rilevante per l’economia globale e per il sistema produttivo italiano e regionale.

Il rallentamento dei traffici nello Stretto di Hormuz ha già determinato tensioni sull’offerta di energia e materie prime, con effetti evidenti sui prezzi. Sul mercato europeo TTF, il prezzo del gas è salito da circa 30 €/MWh di fine febbraio a oltre 50 €/MWh, mentre il petrolio ha registrato un incremento da circa 67 a 103 dollari al barile in tre settimane.

A tali dinamiche si aggiunge il rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro (circa +3% nelle settimane successive all’escalation del conflitto), fattore che, da un lato, accresce il costo delle importazioni energetiche e, dall’altro, sostiene la competitività delle esportazioni.

Le tensioni si estendono anche al mercato dei metalli, con aumenti significativi delle quotazioni, in particolare per rame e stagno. Il rischio principale è che lo shock dal lato dell’offerta si traduca in una nuova pressione inflazionistica, con possibili implicazioni sulle politiche monetarie e sulla dinamica di crescita di famiglie e imprese.

Ulteriori criticità derivano dal contesto commerciale internazionale. Gli effetti dei dazi statunitensi continuano a pesare sulle vendite oltreoceano del manifatturiero friulano. Inoltre, un eventuale aggravarsi delle tensioni nel Mar Rosso potrebbe compromettere i flussi logistici tra Europa e Asia, con impatti su tempi e costi di trasporto.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA UDINE, LUIGINO POZZO

“In tale contesto, l’evoluzione del quadro macroeconomico appare strettamente dipendente dalla durata e dall’intensità delle tensioni geopolitiche, nonché da eventuali interruzioni delle infrastrutture energetiche e delle principali rotte commerciali. Il combinarsi di prezzi energetici elevati, complici anche alcuni aspetti speculativi sui quali bisogna vigilare, rincari delle materie prime e maggiore incertezza negli scambi internazionali potrebbe rallentare il percorso di consolidamento della ripresa economica friulana avviato ad inizio 2026. Le stime per quest’anno si attestano al momento su una crescita del Pil di mezzo punto percentuale e ci attendiamo un importante recupero dell’economia per l’anno prossimo, trainato auspicabilmente dalla cessazione dei conflitti in atto. Manteniamo quindi un approccio positivo, considerate le oggettive difficoltà congiunturali e soprattutto la grande capacità di adattamento già dimostrata in questi anni difficili da un comparto industriale territoriale tenace e resiliente. Al di là dei fattori esterni, resta vitale la necessità di investire in innovazione e qualificazione delle risorse umane per assicurare al nostro tessuto produttivo, basato su una manifattura ancora forte e proiettata sull’export, la capacità di rimanere competitivo sui mercati internazionali”.