PRIMA LE FABBRICHE - LA FORZA DI RICOSTRUIRE, IL CORAGGIO DI GUARDARE AL FUTURO

UDINE 12 SETTEMBRE 2026 – “Serve un grande Patto di corresponsabilità. Confindustria Udine vuole esserci, oggi come allora, non soltanto come voce degli industriali, ma come soggetto capace di proporre, mettere insieme e costruire una visione comune per il futuro del territorio. Cinquant'anni fa il Friuli dimostrò che una comunità unita può essere più forte di qualsiasi terremoto. Da quella straordinaria capacità di reagire e di fare sistema, nacque il “Modello Friuli”.

Così Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine, ha concluso la sua relazione di apertura al convegno “Prima le fabbriche: la forza di ricostruire, il coraggio di guardare al futuro” promosso questa mattina dagli Industriali friulani e dalla Regione Friuli Venezia Giulia nella zona industriale di Osoppo, nello stabilimento Fantoni.

L’evento ha rappresentato un momento centrale delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del terremoto che il 6 maggio 1976 colpì il Friuli e ha inteso valorizzare il ruolo determinante svolto dal sistema industriale nel processo di ricostruzione e rinascita del territorio, testimoniando il legame profondo tra storia, impresa e comunità.

“Questa – ha evidenziato Pozzo - è la sostanza del Modello Friuli: una comunità che, di fronte alla devastazione, scelse di non fermarsi, mettendo insieme istituzioni, imprese, lavoratori e territorio. Il Modello Friuli non fu solo un insieme di norme. Non fu solo un ufficio commissariale. Non fu nemmeno una quantità straordinaria di risorse economiche. Fu qualcosa di molto più raro. Fu la capacità di un'intera comunità di riconoscersi parte dello stesso destino. In quei mesi tutti si domandarono cosa servisse al Friuli per rialzarsi. E quando una comunità riesce a porsi questa domanda, succede qualcosa di straordinario. Le differenze non scomparvero, ma smisero di dividere. Le competenze si sommarono. Le energie si moltiplicarono. Fu così che imprenditori, lavoratori, sindacati, amministratori, volontari, tecnici, sacerdoti e cittadini comuni diventarono, per un periodo irripetibile, una sola squadra. Alla base c’era una strategia lucida: ‘Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese’. Perché senza lavoro non c’è comunità. Ciò che fece davvero la differenza, fu la condivisione unanime di quella strategia”. 

“Non si trattava semplicemente di ripristinare ciò che il terremoto aveva distrutto – ha ricordato ancora il presidente di Confindustria Udine, citando anche l’istituzione dell’Università di Udine -, ma di costruire qualcosa di nuovo. La scelta di immaginare qualcosa che prima non c’era. Non resistere per tornare al punto di partenza, ma resistere per andare più avanti. Cinquant’anni dopo siamo nuovamente di fronte ad un passaggio epocale. Non è un terremoto della terra, ma un terremoto della storia economica”.

A tale riguardo Pozzo ha individuato nella post-globalizzazione, nei conflitti, nella crescente pressione dei prodotti asiatici, nelle catene di fornitura sempre più fragili, nelle tensioni sui costi energetici, nel calo demografico, nella frammentazione commerciale, nella doppia transizione tecnologica e ambientale e nell’intelligenza artificiale le trasformazioni profonde che stanno ridisegnando il nostro sistema produttivo. “La lezione del 1976 – ha affermato il presidente - è chiara e attuale: anche di fronte a cambiamenti radicali, le difficoltà possono diventare opportunità, se affrontate con un sistema forte, coeso e capace di guardare oltre l’emergenza”.

Il convegno, moderato da Marco Panara, giornalista del Gruppo NEM, aveva preso avvio con i saluti istituzionali di Lorenzo Tiepolo (sindaco di Osoppo), Roberto Revelant (presidente dell’Assemblea dei sindaci dell’ambito territoriale del Gemonese e del Canal del Ferro-Val Canale), Barbara Zilli (assessore regionale alle Finanze), Adolfo Urso (ministro delle imprese e del Made in Italy) e Fausto Bianchi (presidente di Confindustria Piccola Industria).

La mattinata è stata arricchita da testimonianze, video e live, di imprenditori friulani protagonisti della ricostruzione e dalla presentazione dello studio della Banca d’Italia “L’impatto economico della ricostruzione” a cura di Sauro Mocetti, economista dell’Ufficio studi della Banca centrale.

Nel caso specifico del Friuli il tasso di crescita del PIL pro capite, a vent’anni dal terremoto, è stato superiore di oltre 20 punti percentuali rispetto allo scenario che verosimilmente si sarebbe osservato se non si fosse verificato, senza dimenticare poi gli altri effetti positivi: dalla ricostruzione efficace al miglioramento del capitale umano, civico e sociale. Nei decenni dopo il terremoto si è registrata una ricomposizione settoriale che ha generato, rispetto alla media nazionale, nel breve termine, una maggiore crescita delle costruzioni, e, nel lungo termine, una maggiore tenuta del manifatturiero. Un terremoto – ha concluso Mocetti - non è necessariamente una condanna economica permanente di un territorio e le istituzioni e la qualità della ricostruzione determinano in misura significativa l’impatto di lungo periodo.

Spazio poi al talk di Marco Panara con Daniele Franco (economista, già ministro dell’Economia e delle Finanze e direttore generale della Banca d’Italia, oggi direttore scientifico della Fondazione Cini) e al keynote di Eugenio Del Piero (già direttore di Confindustria Udine). Del Piero ha ricordato come il sisma intervenne su una realtà economica già in trasformazione, interrompendone brutalmente il percorso. I numeri della distruzione furono impressionanti: 372 aziende industriali, 3.367 attività commerciali e 2.623 imprese artigiane furono coinvolte, per oltre 153 miliardi di lire di danni. Circa il 40% del sistema produttivo della provincia di Udine subì danni tali da interrompere completamente l’attività, coinvolgendo circa 20 mila lavoratori. “Il terremoto è stato però un importante acceleratore di processi endogeni ed esogeni”, ha sintetizzato Del Piero che, tra i lasciti più importanti, ha citato le infrastrutture, dalla rete autostradale alla ferrovia, dalla logistica alla portualità, ma anche le cosiddette infrastrutture “soft”. Prima fra tutte l’Università di Udine.

La successiva tavola rotonda, incentrata sulla scelta strategica, assunta a suo tempo, della priorità della ricostruzione industriale, ha visto la partecipazione di Riccardo Riccardi (assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità, delegato alla Protezione civile), Antonio Gozzi (special advisor per l'Autonomia strategica europea, il Piano Mattei e la Competitività di Confindustria) e Sauro Mocetti.

Gli interventi di chiusura sono stati affidati al presidente della Regione Massimiliano Fedriga e al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.