Concretezza. È questa la parola chiave che ha scandito l’intervento di apertura del presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, all’incontro dal titolo “Argentina – Friuli: opportunità che diventano realtà”, tenutosi questo pomeriggio a Palazzo Torriani. Al centro dell’evento, le esperienze e delle opportunità emerse dalla recente missione imprenditoriale in Argentina promossa da Confindustria Udine, con l’obiettivo di trasformare i legami storici tra i due territori in percorsi concreti di formazione e inserimento lavorativo.
Pozzo ha infatti voluto sintetizzare i punti cardine del progetto Back to Italy to Argentina, fortemente voluto da Confindustria Udine, definendolo “uno strumento concreto”, per trasformare i rapporti storici tra Friuli e Argentina in opportunità di lavoro, formazione e radicamento stabile sul territorio.
“La nostra regione – ha sottolineato - sta affrontando una carenza strutturale di manodopera: si stima una perdita di circa 100.000 lavoratori nei prossimi 10 anni. A fronte di un grave problema di denatalità, che deve comunque essere affrontato, in questa fase storica guardare all’immigrazione qualificata diventa pertanto una necessità ineludibile, almeno nel breve periodo, perché l’inversione dell’attuale curva demografica discendente richiede tempi lunghi”.
In questo scenario l’Argentina rappresenta un interlocutore privilegiato, grazie ai profondi legami storici e culturali con il Friuli. “Possiamo considerarla una “naturale estensione” del nostro territorio: nel Paese sudamericano vivono circa 25 milioni i discendenti italiani in Argentina, moltissimi di ascendenza friulana. Un ulteriore vantaggio è costituito dal doppio passaporto che consente ai candidati in possesso della cittadinanza italiana di non rientrare nelle quote del decreto flussi”. L’obiettivo della nostra Commissione Risorse umane e immigrazione qualificata – ha spiegato Pozzo - è ora tradurre il lavoro avviato con la missione in Argentina in un numero significativo di inserimenti annui in Friuli.
“L’incontro di oggi – ha aggiunto il presidente – costituisce il naturale e concreto seguito della missione istituzionale e imprenditoriale che Confindustria Udine ha svolto in Argentina. Un viaggio di lavoro intenso, ricco di incontri, confronti e opportunità, che oggi vogliamo raccontare, approfondire e trasformare in progetti e collaborazioni reali. L’obiettivo resta quello di intercettare giovani di origine italiana, formarli o allineare le competenze, anche tramite percorsi ITS o addirittura universitari, e inserirli nelle imprese friulane, soprattutto nei settori con maggiore carenza di manodopera: metalmeccanica, legno-arredo, edilizia”. Un percorso che, nelle intenzioni di Confindustria Udine, non può esaurirsi nel reclutamento di personale, ma deve comprendere anche l’accoglienza e l’integrazione. “Puntiamo ad un accoglienza a 360 gradi” ha concluso Pozzo.
Un concetto ripreso da Mario Toniutti, vicepresidente e coordinatore della Commissione Risorse umane e immigrazione qualificata di Confindustria Udine, che ha guidato la missione in Argentina e che ha parlato di prospettive ed opportunità dell’immigrazione qualificata. “Non basta reclutare personale: dobbiamo – aggiunge Toniutti – costruire capace di integrare lavoro, formazione, casa e servizi, offrendo concrete prospettive di vita a chi sceglie di trasferirsi qui. L’Argentina, grazie ai profondi legami storici e culturali con il nostro Paese, rappresenta una risorsa strategica. Le imprese hanno bisogno di competenze oggi: dobbiamo dare risposte rapide e strutturate, trasformando una necessità in un’opportunità di sviluppo per il territorio e i giovani”.
LA TAVOLA ROTONDA
Quindi, moderata da Michele Nencioni, direttore generale di Confindustria Udine, ha avuto luogo una tavola rotonda sulla ‘Missione Argentina”, cui hanno partecipato, oltre a Mario Toniutti, anche Giorgio Alberti, prorettore vicario dell’Università di Udine, Piero Fabris, executive director DBTech Europe dei Salesiani.
“Per il nostro ateneo – ha evidenziato Alberti - il Sudamerica, e l’Argentina in particolare, rappresenta un’area molto interessante nell’ambito della nostra vocazione internazionale. Questo progetto è importante sotto due punti di vista: da un lato, ci offre la possibilità di sviluppare relazioni e collaborazioni con gli atenei sudamericani finalizzati allo scambio di studenti, docenti e programmi congiunti; dall’altro, apre le porte alla possibilità per gli studenti delle scuole di questi Paesi di venire a studiare in Europa”.
A tale proposito, Alberti ha ricordato che l’Università di Udine può contare su docenti con un solido profilo internazionale, capaci di mettere a disposizione non soltanto competenze scientifiche e professionali, ma anche esperienze maturate in contesti diversi e relazioni costruite nel tempo. “Ciò premesso – ha concluso il prorettore -, è comunque fondamentale presentarsi e agire come sistema Friuli nella sua interezza, valorizzando le sinergie tra mondo della formazione, a tutti livelli, e il contesto industriale e lavorativo”.
“Ritengo che la missione in Argentina sia stata il classico esempio di come l'impatto delle azioni istituzionali debba, e possa, rivelarsi significativo grazie a due fattori chiave: trasparenza e concretezza. Come Sede Centrale dei Salesiani, che coordina attività in 138 Paesi nel mondo – ha sottolineato Fabris -, riceviamo quotidianamente proposte progettuali dai contesti più disparati. Abbiamo però deciso di attivarci subito su questa proposta di partnership perché la riteniamo vincente sia per il territorio friulano, dove, tra l’altro, siamo presenti con il Bearzi di Udine, sia per l'Argentina, dove contiamo oltre 100 strutture, di cui più di 50 con un focus educativo tecnico e professionale”.
“In soli cinque mesi dalla missione – ha ricordato Fabris - abbiamo raccolto le risposte di circa 450 allievi dell'ultimo anno, distribuiti su quei territori: il 97% si dice interessato a specializzarsi in FVG, nella formazione tecnica superiore o all'università. Inoltre, con picchi in alcune regioni, 3 ragazzi su 5 considerano interessanti le opportunità di vita e di lavoro in Friuli Venezia Giulia, e la percentuale cresce con l'età. Nello stesso arco di tempo siamo andati oltre l'analisi di fattibilità e abbiamo siglato un accordo quadro con Confindustria Udine. L'accordo consente un dialogo diretto con i nostri direttori e presidi argentini, individua un referente operativo dedicato e prevede la possibilità di promuovere e facilitare la comunicazione delle iniziative nelle scuole di quel Paese”.
“Da parte nostra – ha concluso Fabris- possiamo dire che non è affatto scontato trovare territori, aziende e scuole come quelli del FVG, nemmeno a livello europeo, e allo stesso tempo incontrare la concretezza che abbiamo trovato nel partner confindustriale. C'è ancora molto da fare, ma l'inizio è stato senza dubbio ottimo per entrambe le parti”.
In conclusione, Gerardo Sine, fondatore e ceo di Back to Italy, ha illustrato il modello ‘Back to Italy’ che facilita l'attrazione e l'inserimento in azienda di profili qualificati provenienti dall’Argentina, discendenti di emigrati italiani. "Nei prossimi anni - ha sottolineato Sine - il vuoto di manodopera qualificata verrà colmato: sta a noi scegliere se governare questo fenomeno o subirne le conseguenze. Oggi serve una formula chiara: opportunità e regole. La mobilità internazionale non è un gioco a somma zero. Se gestita in modo ordinato, prevedibile e sostenibile, genera valore per tutti: territorio, imprese e persone. Per questo, insieme alle aziende – ha concluso Sine -, abbiamo costruito un modello che segue l’intero percorso: dall’attrazione dei talenti ai servizi legali, fino all’integrazione sul territorio. Perché una persona che si sente a casa, resta". Sono quindi seguiti gli approfondimenti di Silvia Brusatin, responsabile Relazioni con le aziende di Back to Italy, sulle modalità operative dl modello Back to Italy e dell’avvocato Martina Bortoluzzi sugli aspetti legali.