L’industria del FVG marcia ai livelli più alti delle economie europee

UDINE, 11 FEBBRAIO 2026 - L’industria rappresenta il principale driver della crescita del Friuli-Venezia Giulia - con un contributo quantitativamente e strutturalmente rilevante all’interno del sistema economico regionale - e marcia ai livelli più alti delle economie europee per il valore creato dalla produzione.

Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat ed Eurostat, il comparto industriale genera il 23,5% del valore aggiunto totale regionale, evidenziando un peso ben superiore alla media nazionale.

Passando al confronto internazionale, l’Italia presenta un rapporto tra valore aggiunto dell’industria e valore aggiunto complessivo pari al 19,0%, a fronte del 23,4% della Germania, del 13,7% della Francia, del 15,6% della Spagna e del 21,0% dell’Austria (anno 2024, ultimo dato disponibile per il confronto internazionale).

Il dato del Friuli-Venezia Giulia si colloca dunque su valori superiori a quelli delle principali economie manifatturiere europee, confermandone la spiccata specializzazione industriale.

Sul fronte occupazionale, nei primi nove mesi del 2025 gli addetti dell’industria in Friuli Venezia Giulia ammontavano a 127 mila unità, pari al 24,1% dell’occupazione complessiva regionale (526 mila occupati totali), confermando il ruolo centrale del settore nella creazione di lavoro stabile e qualificato.

L’industria contribuisce inoltre a quasi il 35% degli investimenti complessivi e a circa il 50% della spesa in ricerca e sviluppo, svolgendo una funzione determinante nel sostegno ai processi di innovazione, alla crescita della produttività e al rafforzamento della competitività del sistema economico regionale.

A tali elementi si affianca il ruolo strategico dell’industria nelle dinamiche di internazionalizzazione: oltre il 97% delle esportazioni regionali è riconducibile al comparto manifatturiero, a conferma della forte vocazione industriale ed export-oriented del Friuli-Venezia Giulia.

Proprio grazie alla manifattura, il FVG può godere da diversi anni di un forte surplus commerciale (differenza tra export e import di beni manufatti), che contribuisce in misura rilevante a elevare il prodotto interno lordo.

L’industria della nostra regione – commenta il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzosi colloca ai vertici europei per la ricchezza creata dalla produzione, ben oltre la media nazionale e meglio delle principali economie dell’UE. Siamo ai livelli della Germania, che è la stabilmente la prima manifattura continentale. L’industria, quindi, è il motore della crescita e rimane la spina dorsale della nostra economia: il Friuli Venezia Giulia e l’Italia stanno in piedi grazie alla manifattura avanzata, che crea valore attraverso l’innovazione e l’export, offrendo posti di lavoro qualificati con un’intensità superiore a qualsiasi altro comparto economico e con retribuzioni mediamente più elevate. La capacità produttiva del manifatturiero in questi ultimi anni si è contratta come numero di aziende, conservando tuttavia una base rilevante e rafforzata sotto il profilo produttivo e finanziario. Oggi il nostro tessuto produttivo si è trasformato: è diventato più innovativo e sostenibile. Non a caso, ha saputo resistere alle molteplici crisi che si sono susseguite negli ultimi anni. Siamo in una nuova fase, di post globalizzazione, segnata da instabilità geopolitica e grandi sfide tecnologiche e ambientali, in cui l’industria svolge giocoforza un ruolo di apripista”.

“Guardiamo avanti – prosegue il presidente -, consapevoli di ciò che ci attende: al di là dei fattori esterni, la nostra economia potrà crescere in modo sostenuto solo se saprà imprimere una forte accelerazione alla produttività. Gli investimenti in tecnologia, nella formazione e qualificazione delle risorse umane rappresentano il principale canale per diffondere l’innovazione, da cui derivano la maggior parte dei guadagni di produttività. Su questi temi strategici, chi fa impresa non può essere lasciato solo”.

“Oggi – conclude Pozzo -, mentre il mondo si ridisegna, l’Italia e l’Europa si trovano a un bivio cruciale: restare nella fascia delle economie terziarie, dipendendo dalle importazioni altrui, oppure sostenere un’industria forte, innovativa e competitiva. La sfida che abbiamo davanti richiede uno sforzo corale e una visione di lungo periodo, soprattutto a livello europeo. Il valore da attribuire all’impresa e agli imprenditori deve essere riconosciuto in modo nuovo”.