Report scenari economici FVG

UDINE 21 LUGLIO 2026 - Le prospettive dell'economia del Friuli-Venezia Giulia continuano a essere influenzate dall'elevata incertezza del contesto internazionale, caratterizzato dal protrarsi dei conflitti geopolitici e dalle conseguenti tensioni sui mercati energetici.

La ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha determinato un nuovo aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche. Dopo l'annuncio del memorandum d'intesa del 14 giugno, che aveva temporaneamente attenuato le pressioni sui mercati, nel mese di luglio i prezzi hanno ripreso a crescere. Pur risultando inferiori ai picchi registrati tra marzo e aprile, le quotazioni rimangono significativamente superiori ai livelli precedenti il conflitto: il petrolio si attesta intorno ai 90 dollari al barile, rispetto ai 67 dollari di metà febbraio, mentre il gas naturale quota circa 60 euro/MWh, contro i 30 euro/MWh precedenti il conflitto.

L'aumento dei prezzi energetici alimenta le pressioni inflazionistiche nelle principali economie. In tale contesto, nella riunione di giugno il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha innalzato i tassi ufficiali di 25 punti base. Tra febbraio e luglio si è così osservato un lieve incremento del costo dei nuovi prestiti alle imprese e dei nuovi mutui.

Secondo le elaborazioni dell'Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Prometeia aggiornati a luglio 2026, il prodotto interno lordo del Friuli-Venezia Giulia è previsto crescere dello 0,5% nel 2026 (dopo il +0,5% del 2025), mentre per il 2027 è attesa una variazione dello 0,4%.

Rispetto alle previsioni diffuse nel mese di giugno, lo scenario per il 2026 è stato rivisto al rialzo, con una crescita passata dallo 0,2% allo 0,5%, grazie a un andamento congiunturale dei primi mesi dell'anno migliore delle attese. Consumi e investimenti hanno infatti evidenziato una resilienza superiore alle aspettative, sostenuti anche dal picco di spesa connesso all'attuazione del PNRR.

Nonostante la revisione positiva, la crescita regionale rimane inferiore a quella prevista per l'Italia e per il Nord Est, entrambe pari al +0,7%, riflettendo la maggiore esposizione del sistema produttivo regionale all'incertezza del commercio internazionale e al rallentamento delle esportazioni.

Sul fronte della domanda interna, il rialzo dei prezzi dell'energia, il peggioramento del clima di fiducia, l'aumento del costo del credito e una maggiore propensione al risparmio continueranno a limitare la dinamica della spesa delle famiglie. I consumi privati, aumentati dell'1,3% nel 2025, sono previsti crescere dello 0,6% nel 2026 e dello 0,4% nel 2027, in un contesto ancora improntato alla cautela.

Gli investimenti fissi lordi, dopo il +2,2% del 2025, rallenterebbero al +2,0% nel 2026, per poi quasi stabilizzarsi nel 2027 (+0,1%). La dinamica risentirebbe dell'incertezza geopolitica, delle prospettive di domanda meno favorevoli e dell'aumento dei costi di finanziamento, ma continuerebbe a beneficiare degli investimenti legati alla transizione digitale ed energetica e del completamento degli interventi finanziati dal PNRR.

Il quadro del commercio estero evidenzia una significativa flessione delle esportazioni nel 2026, -7,4%, dopo il forte incremento del 16,7% registrato nel 2025. Il risultato riflette principalmente l'elevata volatilità delle consegne nel comparto della cantieristica navale, caratterizzato da commesse di valore molto elevato, oltre al rallentamento della domanda mondiale e all'apprezzamento dell'euro. Nel 2027 è previsto un recupero delle vendite all'estero pari al +4,6%. Le importazioni, cresciute dell'11,5% nel 2025, rallenterebbero sensibilmente, attestandosi al +0,2% nel 2026 e al +0,4% nel 2027, coerentemente con l'indebolimento della domanda interna.

Il mercato del lavoro continuerebbe a mostrare una dinamica moderatamente positiva. Le unità di lavoro sono previste aumentare dello 0,9% nel 2026, dopo il +0,2% del 2025, e dello 0,5% nel 2027, grazie soprattutto al contributo del terziario e delle costruzioni. Il tasso di disoccupazione salirebbe dal 4,6% del 2025 al 5,1% nel 2026, per poi ridursi al 4,8% nel 2027.

A livello settoriale, il valore aggiunto dell'industria rimarrebbe ancora negativo nel 2026 (-0,3%), dopo il -0,6% del 2025, per tornare in territorio positivo nel 2027 (+0,6%). Le costruzioni continuerebbero a rappresentare il comparto più dinamico, pur in rallentamento rispetto al recente passato: dopo il +2,7% del 2025, la crescita è prevista all'1,5% nel 2026, mentre nel 2027 il settore dovrebbe registrare una contrazione pari al -1,5%. Nei servizi, infine, il valore aggiunto è stimato in aumento dello 0,5% nel 2026, dopo il +0,6% del 2025, e dello 0,6% nel 2027.

Secondo le più recenti previsioni della Banca d'Italia, l'inflazione al consumo è attesa attestarsi al 3,1% nella media del 2026, per poi ridursi al 2,0% nel 2027 e all'1,9% nel 2028. Al netto delle componenti energetica e alimentare, l'inflazione dovrebbe mantenersi in prossimità del 2% lungo tutto il triennio.

Lo scenario previsivo resta tuttavia caratterizzato da un elevato grado di incertezza. Ulteriori e più persistenti rincari delle materie prime energetiche potrebbero accentuare le pressioni inflazionistiche, alimentare tensioni sui mercati finanziari, indebolire ulteriormente gli scambi internazionali e compromettere il clima di fiducia, con effetti negativi sulla crescita. Al contrario, una più rapida riduzione dei prezzi delle materie prime a seguito di una distensione del quadro geopolitico, gli effetti delle politiche europee di rafforzamento della spesa per la difesa e un'accelerazione degli investimenti nella transizione digitale e ambientale potrebbero determinare un'evoluzione più favorevole dell'economia regionale.

Il commento del presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo: “L’industria, che costituisce la spina dorsale della nostra economia, continua a dimostrare tenacia e capacità di adattamento in uno scenario che resta problematico. L’impresa, come soggetto responsabile che fa la sua parte creando valore, lavoro e gettito fiscale, chiede in cambio un ecosistema favorevole, capace di mettere al centro formazione dei giovani, attrazione di talenti, anche implementando servizi e welfare per i lavoratori, sostegno all’innovazione e al trasferimento tecnologico nelle aziende, infrastrutture, regole chiare e riduzione della burocrazia. Sono questi i punti principali sui quali intervenire, promuovendo una costante collaborazione tra pubblico e privato, per mantenere e, auspicabilmente, migliorare la competitività dell’industria e dell’intero territorio”.