Andamento dell’industria in provincia di Udine nel secondo trimestre 2026

UDINE, 4 AGOSTO 2026 - L'industria della provincia di Udine conferma nel secondo trimestre 2026 un quadro di sostanziale tenuta, con alcuni moderati segnali di miglioramento rispetto ai primi tre mesi dell'anno, ma senza recuperare pienamente i livelli produttivi del 2025.

L'indagine congiunturale dell'Ufficio Studi di Confindustria Udine evidenzia infatti una crescita della produzione dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, dopo il +0,6% registrato nel primo trimestre, mentre nel confronto con il secondo trimestre dello scorso anno la variazione rimane pressoché nulla (-0,1%). Prosegue quindi una fase caratterizzata da limitati miglioramenti congiunturali, ma ancora priva di un rafforzamento dell'attività produttiva su base annua.

Segnali favorevoli emergono anche dagli altri principali indicatori. Il fatturato aumenta del 2,7% rispetto al primo trimestre 2026 e dell'1,3% nel confronto con il secondo trimestre 2025. L'incremento congiunturale riflette soprattutto un miglior andamento delle vendite sul mercato nazionale, mentre su base annua la dinamica risulta relativamente migliore sui mercati esteri.

Continua inoltre a crescere il grado di utilizzo degli impianti, che raggiunge l'82,5%, rispetto al 77,8% del primo trimestre 2026 e al 76,2% dell'ultimo trimestre 2025, segnalando un'intensità produttiva superiore rispetto ai mesi precedenti.

Anche il mercato del lavoro conferma una buona capacità di tenuta: gli occupati aumentano dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, evidenziando la volontà delle imprese di preservare il patrimonio di competenze in attesa di un consolidamento del ciclo produttivo.

L'analisi settoriale evidenzia andamenti differenziati. La meccanica torna a mostrare una dinamica positiva (+0,1% congiunturale e +2,1% tendenziale), recuperando dopo il rallentamento registrato nei primi mesi dell'anno. La siderurgia registra un lieve incremento rispetto al trimestre precedente (+0,4%), ma rimane leggermente negativa nel confronto con il secondo trimestre 2025 (-0,5%), dopo il temporaneo rafforzamento osservato nella parte finale dello scorso anno. Il legno-arredo, comparto maggiormente esposto alla debolezza dei consumi e del mercato del contract, evidenzia un lieve miglioramento rispetto ai primi tre mesi dell'anno (+0,3%), ma continua a risultare in flessione su base tendenziale (-3,3%). Positiva anche la dinamica dell'alimentare (+1,2% congiunturale; +1,0% tendenziale), della carta (+4,2% e +4,9%), della chimica (+6,3% e +0,8%), della gomma e plastica (+1,0% e +2,0%). I materiali da costruzione evidenziano il recupero congiunturale più marcato (+7,7%), pur mantenendo una variazione negativa nel confronto con lo scorso anno (-1,7%).

Se i dati consuntivi delineano un quadro complessivamente di tenuta, le indicazioni provenienti dalle imprese per i prossimi mesi risultano invece più caute. Soltanto il 19% delle aziende prevede infatti un aumento della produzione, contro il 59% rilevato nella precedente indagine trimestrale, aspettativa che aveva effettivamente anticipato il moderato miglioramento registrato nel secondo trimestre. Sale invece al 72% (dal 40%) la quota di imprese che prevede una sostanziale stabilità dell'attività produttiva, mentre il 9% (contro il 3% della precedente rilevazione) si attende una diminuzione dei livelli produttivi.

Il peggioramento delle aspettative riflette un contesto economico internazionale che continua a rimanere particolarmente incerto. Alla guerra in Ucraina, che continua a incidere sulla crescita europea e sul clima di fiducia delle imprese, si è aggiunto, nel corso del 2026, il conflitto in Medio Oriente, con il coinvolgimento dell'Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche dell'area hanno determinato un nuovo shock sui mercati dell'energia e della logistica internazionale.

Il prezzo del petrolio Brent è passato da circa 60 dollari al barile di inizio anno agli attuali 83 dollari, dopo aver raggiunto un picco di 123 dollari alla fine di aprile. Nello stesso periodo il gas naturale europeo TTF è salito da circa 27 euro/MWh a 57 euro/MWh, mentre le difficoltà nei trasporti marittimi hanno comportato un aumento dei costi del trasporto containerizzato e maggiori criticità nelle catene di approvvigionamento.

L'inflazione si mantiene attorno al 3% e dovrebbe rimanere superiore a tale livello fino all'inizio del 2027. In questo contesto la Banca centrale europea, nella riunione di giugno, ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, confermando un orientamento prudente volto a contenere le persistenti pressioni inflazionistiche.

Il commento del presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo: “Il secondo trimestre 2026 conferma la capacità di tenuta del sistema manifatturiero provinciale, che continua a evidenziare moderati miglioramenti dell'attività produttiva, del fatturato, dell'utilizzo degli impianti e dell'occupazione. Rimane tuttavia elevata la prudenza delle imprese, che guardano ai prossimi mesi con crescente cautela in un contesto internazionale ancora fortemente condizionato dalle tensioni geopolitiche, dall'elevata volatilità dei mercati energetici e dall'assenza, al momento, di segnali che facciano prevedere una rapida conclusione dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente”.

“L'economia mondiale continua a confrontarsi con due forze di segno opposto. Da un lato, le tensioni geopolitiche alimentano i costi energetici e l'incertezza; dall'altro, la diffusione dell'intelligenza artificiale continua a sostenere gli investimenti, il commercio dei beni e servizi ad alta tecnologia e i mercati finanziari. Gli effetti risultano però differenziati tra le principali economie: gli Stati Uniti beneficiano della minore dipendenza energetica e della leadership tecnologica, mentre la Cina continua a essere sostenuta dall'export manifatturiero e tecnologico. L'area dell'euro rimane invece più esposta ai rincari dell'energia e mostra una crescita più contenuta, anche per il minore contributo degli investimenti legati alle nuove tecnologie. In questo scenario, una forte risposta europea, in termini di politiche industriali, non è più rinviabile”.