UDINE, 28 GENNAIO 2026 - La metalmeccanica è il pilastro del sistema manifatturiero del FVG, con un peso determinante in termini di imprese, occupazione, valore aggiunto ed esportazioni. I dati sono di per sé eloquenti: al 30 settembre 2025, in regione si contano 4.235 localizzazioni metalmeccaniche (sedi di imprese e filiali), pari a oltre un terzo del manifatturiero regionale (36,7%). Quasi una su due si trova in provincia di Udine: 1.778 imprese, il 42% del totale regionale.
L’importanza del comparto emerge con ulteriore evidenza sul fronte occupazionale: gli addetti metalmeccanici in regione sono 64.455, pari al 55,3% dell’occupazione manifatturiera complessiva. In provincia di Udine lavorano nel settore 24.938 addetti, che rappresentano oltre la metà degli occupati manifatturieri provinciali (51,6%).
Non sorprende quindi che la metalmeccanica generi il 56% del valore aggiunto del manifatturiero regionale. Nel complesso, inoltre, la metalmeccanica genera oltre due terzi dell’export regionale (67,1%), quota che in provincia di Udine si attesta al 65,4%.
Partendo da questa fotografia del settore, Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, insieme al dirigente per le relazioni industriali Antonio Pescosolido, è stato oggi ospite di Confindustria Udine per un incontro con le imprese metalmeccaniche associate – presenti il presidente dell’Associazione degli industriali udinese, Luigino Pozzo e il capogruppo Davide Boeri -, nel corso del quale ha illustrato l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto nazionale metalmeccanica industria, sottoscritto il 22 novembre scorso tra Federmeccanica-Assistal (le associazioni datoriali collegate a Confindustria) e i sindacati Fiom, Fim e Uilm, con validità fino al 30 giugno 2028.
“Accogliamo con favore l’ipotesi di accordo – hanno convenuto il presidente Luigino Pozzo e il capogruppo Davide Boeri -, capace di trovare una convergenza tra sostenibilità e competitività e di realizzare un equilibrio tra i bisogni delle persone e le esigenze delle imprese. Le parti sociali stanno dando ancora una volta il proprio contributo e devono essere supportate con misure efficaci e strutturali, attraverso politiche del lavoro e politiche industriali di ampio respiro”.
“Negli ultimi anni – ha sottolineato il presidente Pozzo - l’attenzione si è concentrata sul salario netto, in particolare per le fasce di reddito più basse. Un obiettivo legittimo, perseguito attraverso apprezzabili interventi su detrazioni, aliquote Irpef e decontribuzione. Tuttavia, dopo una lunga sequenza di misure, peraltro non strutturali, lo spazio di manovra su questo fronte pare sempre più limitato. La priorità dovrebbe spostarsi sul salario lordo. Per farlo, non basta una legge o un decreto. Occorre agire sulle determinanti profonde, con politiche industriali di medio-lungo termine: favorire la crescita dimensionale delle imprese, rafforzare i servizi ad alto valore aggiunto, investire in formazione e competenze, detassare radicalmente premi e straordinari e, più in generale, riorientare strutturalmente un sistema di tassazione che grava in modo eccessivo sul lavoro e sull’impresa”.
REPORT SULL’ANDAMENTO DEL SETTORE IN FVG ALLEGATO AL COMUNICATO STAMPA