Report scenari economici FVG

UDINE 24 APRILE 2026 - Il quadro macroeconomico internazionale ha registrato un significativo deterioramento nel corso degli ultimi due mesi, a seguito dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente. I segnali di graduale normalizzazione dell’attività economica, emersi all’inizio dell’anno, risultano oggi ampiamente ridimensionati. Le iniziali aspettative dei mercati, che incorporavano l’ipotesi di un conflitto di breve durata, sono state rapidamente disattese dal blocco dello stretto di Hormuz, con effetti rilevanti sui flussi energetici globali.

Le ripercussioni del conflitto tendono a estendersi oltre l’area del Golfo, fortemente integrata nell’economia mondiale, coinvolgendo diversi comparti: trasporti, logistica, turismo e, più recentemente, anche il settore manifatturiero stanno già risentendo dell’instabilità geopolitica.

Lo shock energetico si è tradotto in un aumento diffuso delle pressioni inflazionistiche, in un irrigidimento delle condizioni finanziarie e in un deterioramento del clima di fiducia. Ne deriva una revisione al ribasso delle prospettive di crescita a livello globale e, conseguentemente, regionale rispetto alle valutazioni formulate tre mesi fa. Le tensioni geopolitiche riportano dunque al centro dell’analisi i rischi connessi all’inflazione e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento, con impatti rilevanti sulle principali economie mondiali.

In tale contesto, la politica monetaria si manterrà improntata a cautela. Nell’area dell’euro, la Banca Centrale Europea dovrebbe intervenire con un aumento dei tassi di riferimento entro l’estate, al fine di contenere le dinamiche dei prezzi interni.

Lo scenario previsivo delineato assume comunque, come ipotesi di base, una progressiva attenuazione delle operazioni militari in queste settimane, pur restando esposto a significativi rischi al ribasso, legati alla durata del conflitto e alle sue conseguenze in termini di capacità produttiva, dinamiche inflazionistiche ed efficacia delle politiche monetarie nel contrastare gli shock.

LE PROSPETTIVE PER L’ECONOMIA REGIONALE

Alla luce di un contesto esogeno più sfavorevole rispetto a quello delineato a inizio anno, le stime di crescita per il Friuli-Venezia Giulia sono state riviste al ribasso. Nel 2026 il PIL regionale è previsto in aumento dello 0,2%, tre decimi di punto in meno rispetto alle previsioni formulate tre mesi fa, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Prometeia (aprile 2026). Per il 2027 si prefigura una crescita contenuta, pari allo 0,4%.

L’inflazione, secondo le più recenti stime della Banca d’Italia, potrebbe attestarsi al 2,6% nel 2026 (dall’1,5% del 2025), sospinta dal marcato incremento dei prezzi energetici: il petrolio si colloca intorno ai 100 dollari al barile (dai 60 dollari di dicembre 2025), mentre il gas naturale raggiunge circa 42 euro/MWh (dai 30 euro pre-conflitto in Medio Oriente). A tali dinamiche si associano rincari diffusi di beni e materie prime, tra cui alluminio, rame, urea e fertilizzanti. Per il 2027, se il contesto dovesse migliorare, sarebbe atteso un rientro dell’inflazione sotto il 2%.

DOMANDA INTERNA E INVESTIMENTI

Nel 2026 i consumi delle famiglie dovrebbero registrare un marcato rallentamento, con una crescita stimata dello 0,3% (rispetto allo 0,8% previsto a gennaio), riflettendo l’erosione del potere d’acquisto, l’aumento dei costi di finanziamento e una maggiore propensione al risparmio. Nel 2027 la crescita dei consumi dovrebbe attestarsi allo 0,6%, in un contesto ancora caratterizzato da cautela nelle decisioni di spesa e da un mercato del lavoro debole.

Gli investimenti fissi lordi sono previsti in aumento dell’1,3% nel 2026, in rallentamento rispetto al +2,3% del 2025, risentendo del peggioramento della redditività, delle prospettive di domanda e dell’aumento del costo del credito. Nel 2027 la dinamica degli investimenti è attesa ulteriormente in decelerazione (+0,4%).

Il PNRR, assieme agli incentivi fiscali, continuerà a fornire un contributo rilevante alla crescita quest’anno, in particolare attraverso il sostegno agli investimenti in costruzioni non residenziali e ai beni strumentali, anche in funzione del miglioramento dell’efficienza energetica dei processi produttivi.

COMMERCIO ESTERO E STRUTTURA PRODUTTIVA

Le esportazioni di beni sono previste in crescita dell’1,1% nel 2026, penalizzate dalla debolezza degli scambi internazionali, dall’effetto dei dazi e dalla perdita di competitività. Nel 2027 è atteso un recupero più significativo, +2,7%, sostenuto da un miglioramento del contesto globale, dalla ripresa della domanda tedesca e dalla capacità delle imprese regionali di diversificare i mercati di sbocco.

Dal lato dell’offerta, nel 2026 il valore aggiunto dell’industria crescerà marginalmente (+0,1%), dopo i segnali di recupero emersi nel primo bimestre. Il settore delle costruzioni evidenzia un rallentamento marcato (+0,6%, dal +2,6% del 2025), mentre i servizi mostrano una dinamica contenuta (+0,2%, dopo lo 0,1% dell’anno precedente). Per il 2027 è prevista una moderata accelerazione per industria e servizi, a fronte di una contrazione nelle costruzioni.

MERCATO DEL LAVORO

Dopo la fase espansiva degli ultimi anni, il mercato del lavoro evidenzia segnali di rallentamento. Nel 2026 le unità di lavoro sono previste in crescita dello 0,2%, in linea con l’andamento del PIL. La domanda di lavoro appare sempre più orientata alla qualità delle competenze, piuttosto che alla quantità.

Il tasso di occupazione (15-64 anni) è stimato in aumento dal 69,2% del 2025 al 69,5% nel 2026, fino al 70,0% nel 2027 (66,6% nel 2019). Tale dinamica riflette diversi fattori strutturali: l’innalzamento dell’età pensionabile, l’invecchiamento della popolazione attiva, le difficoltà di reperimento di competenze adeguate e le maggiori esigenze reddituali delle famiglie. Il tasso di occupazione regionale rimane inferiore a quello tedesco (77,2% nel 2025), in linea con quello francese (69,4%) e superiore a quello spagnolo (67%).

Il tasso di disoccupazione è previsto al 4,8% nel 2026, in lieve aumento rispetto al 4,6% del 2025, e al 4,9% nel 2027.

RISCHI E SCENARI ALTERNATIVI

Le prospettive economiche regionali restano fortemente condizionate dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Un prolungamento delle ostilità, accompagnato da ulteriori danni alle infrastrutture energetiche, potrebbe determinare effetti persistenti sui prezzi delle materie prime, sugli scambi internazionali e sulla fiducia di famiglie e imprese.

In tale scenario, l’inflazione potrebbe raggiungere livelli significativamente più elevati e persistenti, con impatti negativi sull’attività economica, soprattutto in presenza di turbolenze finanziarie.

Pur nella difficoltà di individuare puntualmente le dinamiche in queste situazioni critiche alternative, il PIL regionale potrebbe entrare in una fase di stagnazione se la situazione attuale dovesse prolungarsi ancora di alcuni mesi o addirittura di recessione qualora il conflitto durasse fino alla fine dell’anno, con un tasso di inflazione potenzialmente pari al 4,5% (scenario di stagflazione).

Il quadro previsivo base è quindi esposto a importanti rischi al ribasso, restando caratterizzato da un’elevata incertezza e da un ampio ventaglio di possibili evoluzioni, che richiederanno aggiornamenti continui alla luce degli sviluppi geopolitici.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA UDINE, LUIGINO POZZO

“Alla revisione al ribasso delle stime rispetto a tre mesi fa si aggiunge una crescente preoccupazione per l’evoluzione del quadro economico: qualora l’attuale fase dovesse protrarsi fino all’estate, il rischio è quello di una stagnazione, con possibili scenari recessivi nel caso in cui si estendesse fino a fine anno.
A tale preoccupazione si accompagna inoltre un diffuso senso di frustrazione per l’assenza di risposte europee tempestive e adeguate alla complessità delle difficoltà che stiamo affrontando. L'Europa, perché le vere risposte devono arrivare soprattutto da lì, non ci sta aiutando come potrebbe e dovrebbe. L’agenda delle cose da fare è nota (semplificazione normativa e completamento del mercato unico, transizione green realistica e non penalizzante per l’industria, strumenti finanziari e di debito comune, sovranità tecnologica, difesa comune, mercato unico dell’energia), ma i tempi di assunzione delle decisioni non sono compatibili con la velocità e la gravità dell’evolversi del quadro internazionale. Il primo tema è quello del costo dell’energia: abbiamo chiesto di sospendere l'Ets che impatta tantissimo sul costo dell'energia, ma finora non c’è stata risposta. La sospensione viene chiesta perché crediamo che con la rimodulazione ci si metta troppo tempo e noi abbiamo bisogno di risposte immediate. L'energia in Italia la stiamo pagando più degli altri Paesi europei, in alcuni casi addirittura quasi 2-3 volte. Questo, per noi, è ormai un tema di pura sopravvivenza e bisogna fare presto. Nonostante le difficoltà, il nostro sistema produttivo è tenace e flessibile e vuole continuare a investire per accrescere la propria competitività. Da questo punto di vista, stiamo aspettando il decreto sull'iperammortamento, atteso per i primi di maggio, senza il quale non riusciremo a mettere a terra questi investimenti. Il rischio è che la pressione del breve termine riduca gli investimenti in innovazione e indebolisca la crescita futura delle nostre aziende. Lo vado dicendo da tempo: il fenomeno della deindustrializzazione, in Europa e in Italia, negli ultimi 15-20 anni è drammaticamente reale e documentato. Bisogna invertire la rotta. La competitività deve diventare la bussola di ogni politica europea. O saremo capaci di rimettere l’industria al centro, oppure siamo destinati inesorabilmente al declino, con conseguenze economiche e sociali pesanti”.