Andamento dell’industria in provincia di Udine nel primo trimestre 2026

UDINE, 25 MAGGIO 20206 - L’indagine congiunturale elaborata dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine evidenzia, nel primo trimestre 2026, un quadro industriale caratterizzato da una lieve ripresa dell’attività produttiva rispetto alla fine del 2025, ma ancora debole nel confronto con i livelli dello scorso anno, in un contesto internazionale fortemente condizionato dalla crisi geopolitica in Medio Oriente e dal conseguente shock energetico.

Nel dettaglio, la produzione industriale registra una variazione congiunturale positiva pari a +0,6% rispetto al quarto trimestre 2025, mentre permane leggermente negativa la dinamica tendenziale (-0,2% rispetto al primo trimestre 2025). Il dato segue il temporaneo rafforzamento osservato nella precedente rilevazione, quando nel quarto trimestre 2025 la produzione aveva segnato un incremento sia congiunturale, sia tendenziale del +1,5%.

L’evoluzione registrata nei primi mesi del 2026 riflette in larga misura gli effetti delle tensioni geopolitiche internazionali, acuitesi con lo scoppio del conflitto in Iran il 28 febbraio 2026, e le conseguenze sulle catene di approvvigionamento energetico e logistico globali. La chiusura dello Stretto di Hormuz, unitamente ai danni alle infrastrutture estrattive e di liquefazione dell’area mediorientale, ha generato un forte incremento dell’incertezza e un deciso rialzo dei costi energetici e di trasporto.

Il prezzo del Brent è salito da circa 60 dollari al barile di inizio anno agli attuali 108 dollari, mentre il gas naturale TTF è passato da circa 38 €/MWh a 50 €/MWh. Parallelamente, le difficoltà nel traffico marittimo nel Golfo Persico hanno determinato un aumento dei costi del trasporto containerizzato e maggiori criticità nelle forniture internazionali.

In tale contesto, molte imprese manifatturiere hanno reagito anticipando la produzione e incrementando le scorte di materie prime e semilavorati, nel tentativo di contenere i rischi di interruzione delle forniture e di fronteggiare possibili ulteriori rincari energetici. Si è quindi osservato un temporaneo “picco produttivo preventivo” nei primi mesi dell’anno in corso.

Contestualmente, le imprese stanno accelerando gli investimenti orientati all’autonomia energetica, all’efficientamento dei consumi e alla digitalizzazione dei processi produttivi, considerati strumenti essenziali per ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi di gas ed elettricità.

L’analisi settoriale mostra, tuttavia, un andamento disomogeneo tra i diversi comparti produttivi.

La siderurgia evidenzia una dinamica positiva (+2,3% congiunturale; +1,5% tendenziale), sostenuta probabilmente dalla ricostituzione delle scorte lungo le filiere industriali e dalla domanda collegata agli investimenti infrastrutturali.

Più debole appare invece la meccanica (-1,2% congiunturale; -1,1% tendenziale), penalizzata dall’incertezza sugli investimenti internazionali e dal rallentamento della domanda europea. In flessione anche il legno-arredo (-2,7% congiunturale; -2,2% tendenziale), comparto maggiormente esposto alla debolezza dei consumi e del mercato del contract. L’alimentare mostra una contrazione congiunturale (-3,0%), pur mantenendo una crescita rispetto allo scorso anno (+1,2%).

Particolarmente marcata la difficoltà dei materiali da costruzione, che registrano un calo del -19% congiunturale e del -9% tendenziale, risentendo del rallentamento del ciclo edilizio e dell’incertezza economica generale. La carta, infine, segna un significativo recupero congiunturale (+6%), ma permane ampiamente negativa nel confronto annuo (-10,4%). Risultati favorevoli emergono per gomma-plastica (+1% congiunturale; +3,0% tendenziale), mentre la chimica registra un forte recupero congiunturale (+8%), pur mantenendo un saldo tendenziale negativo (-4,1%).

Sul fronte commerciale, le vendite continuano a evidenziare una dinamica debole: il fatturato nel primo trimestre 2026 registra infatti un incremento contenuto rispetto al trimestre precedente (+0,5%), ma una flessione del -2,4% nel confronto con il primo trimestre 2025. Il dato riflette un quadro di domanda ancora fragile, soprattutto sui mercati europei, in presenza di costi energetici elevati e condizioni finanziarie in progressivo irrigidimento.

Gli ordinativi risultano invece in miglioramento (+3,8% rispetto al quarto trimestre 2025 e +2,9% su base annua), segnalando una moderata ripresa del portafoglio ordini e una possibile stabilizzazione dell’attività industriale nei prossimi mesi.

Coerentemente con tale dinamica, cresce anche il grado di utilizzo degli impianti, salito dal 76,2% del quarto trimestre 2025 al 77,8% del primo trimestre 2026, indicatore che conferma una maggiore intensità produttiva rispetto alla fine dello scorso anno.

Il mercato del lavoro mostra complessivamente una buona capacità di tenuta. L’occupazione registra infatti una lieve crescita congiunturale (+0,4%), evidenziando la resilienza del sistema manifatturiero provinciale, nonostante il contesto di forte incertezza. Tale andamento può essere collegato sia a strategie aziendali di mantenimento delle competenze in vista di una possibile ripresa del ciclo produttivo nella seconda parte dell’anno, sia a fisiologici processi di turnover e sostituzione del personale.

Nonostante il deterioramento dello scenario internazionale, le aspettative delle imprese sui prossimi mesi restano nel complesso orientate alla cauta fiducia. Il 57% delle aziende prevede un aumento dei livelli produttivi, il 40% si attende una situazione di stabilità e soltanto il 3-4% ipotizza una flessione dell’attività.

Le aspettative positive sembrano riflettere la convinzione che il conflitto in Medio Oriente possa trovare una soluzione entro l’estate, consentendo la riapertura dello Stretto di Hormuz, una graduale normalizzazione dei mercati energetici e una ripresa dei flussi commerciali internazionali.

Permangono tuttavia significativi elementi di rischio. Il protrarsi dello shock petrolifero continua, infatti, ad alimentare le pressioni inflazionistiche: in Italia l’inflazione è salita al +2,7% in aprile, rispetto al +1,5% di febbraio, con i prezzi energetici in aumento del +9,2% su base annua. I mercati si attendono inoltre un rialzo dei tassi ufficiali da parte della BCE già a partire da giugno, dagli attuali livelli del 2,00%, con possibili effetti restrittivi sul credito, sugli investimenti e sui consumi.

Anche la Commissione europea prevede un rallentamento dell’economia dell’Eurozona a seguito del conflitto in Medio Oriente, pur senza ipotizzare, allo stato attuale, una recessione. Le prospettive per il 2027 risultano più favorevoli, a condizione che l’incertezza geopolitica si riduca progressivamente e che si ristabiliscano condizioni più stabili sui mercati energetici internazionali.

Il commento del presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo: “L’industria friulana continua a mostrare capacità di adattamento e resilienza, ma resta fortemente esposta all’evoluzione dello scenario internazionale, ai costi energetici e alle condizioni della domanda europea. Nonostante le ripetute crisi attraversate negli ultimi anni e ancora presenti, il Friuli possiede ancora una base industriale solida e competitiva, proiettata sui mercati esteri. In un mondo dominato da una competizione serrata, in primis sul terreno tecnologico, la chiave del successo per un territorio come il nostro, basato sulla manifattura e proiettato sui mercati internazionali, è trasferire l’innovazione nei processi produttivi e formare le risorse umane in grado di implementarli nelle imprese. L’industria continua ad essere un soggetto responsabile, che crea valore. In cambio chiede un ecosistema favorevole (formazione, infrastrutture, innovazione, regole chiare, riduzione della burocrazia) e una condivisione equa e pragmatica dei rischi e dei benefici dello sviluppo. Queste risposte, in termini di politiche industriali, devono arrivare principalmente dai governi nazionale ed europeo”.